Intervento al seminario di Sinistra Italiana – Roma, 4 dicembre 2015

Mi concentro su alcuni nodi essenziali che ci aspettano al varco nei prossimi mesi. Ne individuo almeno quattro: il tema dell’Europa e dell’euro; un nuovo paradigma della politica economica e sociale; il ripensamento della politica estera di fronte alle questioni di nuovo incombenti della guerra e del terrorismo. Inoltre, c’è una questione che oggi non è emersa, ma che è davanti a noi e che non riusciremo ad affrontare senza il concorso anche di un lavoro intellettuale: come si costruisce oggi, in termini non nostalgici, non ingenuamente passatisti, ma neppure totalmente destrutturati, una nuova forma democratica e partecipativa?

Il nostro obiettivo è ricostruire un partito. Diamo spesso per scontato questo che sia possibile, anche nelle condizioni di oggi. In realtà, si tratta di un’assunzione tutt’altro che scontata. Quindi credo che la riflessione attorno a questo nodo – come si costruisce un nuovo nesso tra partecipazione e decisione democratica all’interno di un corpo collettivo- dovrà interrogare in profondità il lavoro intellettuale che metteremo in campo, e che questo lavoro dovrà poi incrociarsi con le decisioni politiche che assumeremo nei prossimi mesi.

Qualcuno ha detto, anche in una chiave giustamente critica, che noi rappresentiamo l’aspirazione a un partito, però non siamo ancora un partito, ma solo un gruppo parlamentare. Tuttavia, il nostro tentativo non mira a costruire un cartello elettorale o una soluzione transitoria di qui alle prossime elezioni, ma una formazione politica stabile, strutturata, che possa durare per i prossimi decenni. L’orizzonte non è il 2017 o il 2018; l’obiettivo è di più lunga gittata. Naturalmente per vivere il progetto avrà bisogno di superare indenne la strettoia delle prossime elezioni, ma non è quello il traguardo a cui miriamo.